L'Epifania e il Re della fava

La fava protagonista di un'antica tradizione dalle radici lontane

 

Madre Natura e i doni della Befana

La Befana, figura misteriosa che si palesa nel giorno dell’Epifania, è una vecchia dispensatrice di doni che vola misteriosamente su una scopa e premia i bambini buoni a scapito di quelli che non lo sono stati affatto. Questa simpatica vecchietta altri non è che la personificazione di Madre Natura, sotto forma di vecchia rinsecchita. In alcuni paesi d'Italia, sopravvive l’usanza di segare o bruciare il fantoccio che la rappresenta: la Befana quindi, che raccoglie antichi attributi delle Grandi Madri mediterranee (uno fra tutti il fuso), è lo spirito dell'anno vecchio che deve morire, per lasciare spazio alla nuova energia vivificatrice che permetterà alla natura stessa di rinascere. Ma prima di morire, la vecchia Befana-Madre Natura, donerà semi e frutti, per assicurare la propria rinascita. Sino a non molti anni fa, infatti, i bambini non trovavano nella calza giocattoli o dolciumi, ma frutta secca (noci, mandorle e altri semi oleosi) e qualche frutto di stagione.

Il dolci rituali con la fava misteriosa

Quelli nella calza, non erano i soli semi protagonisti dell'Epifania. In Spagna e in Francia, ma anche in alcune aree del nord Italia, una fava molto particolare faceva la sua apparizione nel giorno dell'Epifania. In questi paesi infatti, si preparavano (e in alcuni casi lo si fa tutt'ora) alcuni dolci a base di frumento, all'interno dei quali veniva inserita una grossa fava: chi l'avesse trovata, sarebbe divenuto il "Re della fava" e avrebbe avuto un anno fortunato e ricco. In Spagna questo dolce è il Roscon de reyes, mentre in Francia si fa la Galette des rois entrambe in onore dei Re Magi. In Italia il dolce prende il nome di Focaccia della Befana. Questi dolci hanno tutti in comune tre cose: sono dolci di grano, sono tondeggianti e hanno all'interno una fava nascosta.

La tradizione di preparare dei dolci a base di frumento, risale all'antica Grecia quando, per propiziare Demetra e i raccolti futuri, si preparavano focacce devozionali. La forma richiama in tutti e tre i casi molto chiaramente il disco solare: siamo infatti nel periodo in cui si celebra la luce "nuova" del Sole, che ricomincia ad irradiare il nostro emisfero con i suoi raggi, risvegliando pian piano la forza vegetativa dormiente.

 

 

La fava e il suo simbolismo nella tradizione meridionale

La fava in questo caso, che altro non è che un grosso seme polposo, ha un ruolo fortemente simbolico. Nella Grecia salentina, la fava è chiamata Kuccìa. Questo termine, che si ritrova in molte aree del meridione di antica influenza greca, viene utilizzato in maniera diversa, a volte per indicare le fave, altre volte per indicare pietanze preparate con grano o con altro cibo dalla forma di granelli. Secondo il grande stusioso tedesco Rohlfs, pioniere degli studi linguistici salentini, il termine deriverebbe dal greco volgare “tà koukkìa”, che significa “chicchi”. Da questo punto di vista, le fave condividono la medesima natura degli altri ingredienti che costituiscono le “cuccìe” sparse nel meridione: sono chicchi, semi, cibo rituale per antonomasia, assurti a simbolo di perenne rinascita, di cui l’uomo si nutre per partecipare del suo potere fecondo. La frutta secca, d’altronde, che altro non è che seme oleoso, è tra i doni tipici del Natale e dell’Epifania e, nel mondo romano, era considerata strenna di buon auspicio.

Ecco dunque che semi, frutta secca e la nostra fava hanno tutti la stessa funzione, quella di simboleggiare la fecondità e la prosperità per l'anno appena iniziato.

 

Francesca Casaluci

 

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