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Fichi del Salento

 

(Ficus carica)

"Se nu chiove de sant’Anna, fiche nu ne sicchi sulla canna" -  Se non piove per Sant’Anna (26 luglio), non secchi fichi sui “cannizzi”

Il fico, in tempi non lontani, dominava il paesaggio agrario dell’antica Terra d’Otranto; numerosi ed estesi ficheti permettevano una produzione copiosa di fichi freschi e secchi. Il loro commercio rappresentava un’economia floridissima, seconda solo alla produzione di olio e vino. Una coltura così importante ha influenzato profondamente anche la cultura popolare.

Il ciclo vitale del fico era scandito da stazioni calendariali che, per facilitarne la memoria e la trasmissione, la cultura popolare faceva coincidere con festività religiose. Si ritrovano dunque numerosi modi di dire che passano in rassegna i periodi salenti del ciclo del fico, che coincidono con Pasqua, sant’Antonio, san Vito, san Pietro, sant’Anna, san Giacomo, san Lorenzo e san Francesco.

Albero consacrato alla dea Hathor dagli Egizi, a Dioniso dai Greci e a Marte dai Romani, il fico è stato un elemento importantissimo nell’alimentazione del passato. Seneca, nelle epistole morali a Lucilio, scrive : "Questo viaggio mi ha insegnato quante cose inutili abbiamo e come sarebbe facile rinunziarvi (...) dormo su un materasso messo a terra (....) il pranzo è ridotto al minimo indispensabile e pronto in un'ora, non mancano mai i fichi secchi, (...), se ho pane fanno da companatico, se non ce l'ho da pane". Lo stesso valeva per i contadini e braccianti del Salento fino a pochi decenni fa, che spesso pranzavano con una “poscia de fiche”: qualche fico secco portato in tasca. Ad Otranto ritroviamo il fico nel mosaico pavimentale della Cattedrale (XII sec.), raffigurato come l’Albero del Bene e del Male, di cui Adamo ed Eva mangiano il frutto. Anche Michelangelo lo raffigurò così sulla volta della Cappella Sistina.

Per quanto riguarda le varietà, queste sono numerosissime: nel 1909 Ferdinando Vallese ne indica circa novanta per la sola Terra d’Otranto. Ve ne sono di unifere (che producono solo fòrniti) e bifere (che producono fòrniti e fioroni). Negli ultimi anni, quasi cento varietà locali sono state recuperate e censite dal biologo Francesco Minonne (vedi azienda Mustich); si possono ammirare in occasione di diverse mostre pomologiche che negli ultimi anni vengono allestite all’interno di eventi come la “Festa delle fiche” di Marittima o la “Notte Verde” di Castiglione d’Otranto.  

 

Francesca Casaluci © All rights reserved Salento Km0 2017



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