Raccontare ecologie e paesaggi attraverso il cibo: intervista a Federico Rizzo
Riflessione con il giovane food designer salentino a seguito dell'intervento "Pani morali"
Il 27 marzo, negli spazi de La Gramola, si è svolto Pani Morali. Mappa di gesti comunitari, un laboratorio partecipativo che ha trasformato il pane in uno strumento di racconto collettivo del paesaggio salentino. L’iniziativa, curata da Salento Km0, si inserisce nel progetto Casamassella – Borgo delle Tessitrici, promosso dal Comune di Uggiano La Chiesa e sostenuto dal Ministero della Cultura nell’ambito del PNRR Borghi 2023-2026.
A ideare e condurre il laboratorio è stato Federico Rizzo, food designer salentino formatosi alla Design Academy di Eindhoven e oggi attivo tra Salento e Paesi Bassi con Salicornia Studio. Il suo lavoro si muove tra cibo, design e performance, con l’obiettivo di raccontare le trasformazioni ecologiche e culturali dei territori attraverso esperienze condivise.
Gli abbiamo chiesto di raccontarci la genesi e il senso di Pani Morali.
“Realizzo esperienze culinarie ed allestimenti di design performativi che raccontano ecologie e paesaggi locali in trasformazione”, spiega Rizzo. “Pani Morali nasce come omaggio umile alle Tavole di San Giuseppe di Uggiano la Chiesa, su invito di Salento Km0. Volevo creare un momento collettivo che partisse da una tradizione viva per parlare di territorio in modo non accademico: con le mani, non con le parole”.

Il laboratorio si sviluppa attorno a un gesto antico e quotidiano: impastare. Ma qui la pratica si carica di un significato ulteriore, diventando un dispositivo di relazione e riflessione. “Parlare e confrontarsi sulle ecologie del territorio con le mani in pasta ha tutto un altro sapore”, continua. “Non è una lezione frontale, ma uno spazio dove la comunità porta la propria memoria territoriale e la plasma letteralmente in un impasto”.
Durante l’incontro, i partecipanti sono stati invitati a trasformare la materia in racconto, costruendo mappe ideali del Salento non su carta ma su focaccia. Ogni impasto diventa così una superficie narrativa: un paesaggio modellato, un segno geografico, un ricordo condiviso.
Alla base del progetto c’è una visione precisa del ruolo del cibo nella società contemporanea. “Attivare una conversazione ecologica sul paesaggio salentino attraverso il gesto del fare è fondamentale”, afferma Rizzo. “Credo che il nostro territorio abbia bisogno di formazione di livello accessibile e che sia veramente orientata allo sviluppo del bene comune”.
Il pane, in questo contesto, assume un valore simbolico centrale. “È il simbolo delle risorse, o se vogliamo la risorsa delle risorse e anche la più antica mappa del mondo”, spiega. “Nell’antica Grecia e nel medioevo i confini di una città erano i campi coltivati. Il pane è sempre stato una forma di conoscenza del territorio, noi ci siamo limitati a ricordarcelo”.
Pani Morali si configura così come un’esperienza che restituisce al gesto del fare una dimensione culturale e politica. Impastare, plasmare, condividere diventano azioni attraverso cui leggere il territorio e immaginarne il futuro. In ogni forma creata, in ogni mappa commestibile, si intrecciano storie individuali e memoria collettiva, dando vita a un racconto corale del Salento.












