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Cicerchia

 

(Lathyrus sativus)

"Ci tene debbitu, chianti dòlica" - Chi ha debiti, pianti cicerchia

Si sente dire spesso che la cicerchia è un legume antico. Sì, ma quanto antico? In realtà la cicerchia si annovera tra le prime specie domesticate dall’uomo. Gli studi di archeobotanica attestano la sua presenza in alcuni siti del Neolitico antico (a partire da 7.200 anni fa) in Italia meridionale, insieme ad altri resti carbonizzati di semi di specie vegetali provenienti dal Vicino Oriente. Insieme al pisello e alla lenticchia, la cicerchia è uno dei legumi più diffusi nella preistoria.

Il suo nome nel dialetto leccese è dòlica ( o tòlica, dòlaca, tòlaca, ecc.), che deriva direttamente dal greco dolicos. Anche il romano Plinio la identificava con questo nome che tutt’oggi è ampiamente diffuso in molti dialetti del sud Italia e che rappresenta dunque un grecismo pan meridionale sopravvissuto fino ai nostri giorni. È probabilmente una sopravvivenza dell’antica koinè, la lingua comune “che a partire dal IV sec. a.C., con le conquiste di Filippo e Alessandro Magno, si diffuse in tutto il Mediterraneo centro-orientale ellenizzato.” (Encicl. Treccani).

Troviamo questo termine nei “Capitoli della Bagliva di Galatina”, un testo scritto nei primi anni del XV sec, in cui sono contenute disposizioni di varia natura atte a regolamentare la vita sociale e le attività della comunità galatinese del tempo. Il termine dòlica appare come uno dei grecismi in uso in quest’area dove, ai tempi della Bagliva, vigeva il bilinguismo greco - romanzo.

La cicerchia è un legume molto rustico e adatto anche a terreni ricchi di scheletro, assicurando una buona produzione anche in condizioni sfavorevoli, tant’è che si diceva “Ci tene debbitu chianti dòlica” – Chi ha debiti pianti cicerchia. In Puglia esistono vari ecotipi locali; fra quelli finora “riscoperti” ricordiamo la cicerchia bianca della Murgia, la grande di Gravina, la screziata della Murgia e la Cicerchia di Uggiano, di piccole dimesioni.

Da un documento del 1884, sull’Esposizione Generale di Torino, troviamo tra i prodotti esposti dalla delegazione leccese le seguenti varietà di cicerchia: “Dolica bianca grossa (detta volgarmente “Pazza”), Dolica bianca media, Dolica nera”. Alimento prodotto anche per l’alimentazione animale, la cicerchia produce una sindrome neurotossica se consumata in grandi quantità. In ogni caso non c’è pericolo a mangiarne un bel piatto con la giusta cadenza, anzi si consiglia vivamente l’assaggio di questo prelibato legume.  

 

Francesca Casaluci © All rights reserved Salento Km0 2017



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