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Uve del Salento

 

(Vitis vinifera)

"Ti Santa Nnuzziata la vigna apparicchiata - Per l’Annunziata (25 marzo) tutti i lavori relativi alla vigna devono essere ultimati"

La viticoltura ha rappresentato, nel recente passato, una fiorente attività per tutto il Salento. I vigneti erano diffusissimi: dalle stazioni i treni merce partivano carichi di botti e non c’era paese, per quanto piccolo, che non contasse decine di palmenti e almeno una Cantina sociale. Le osterie, dove si serviva vino sfuso e piatti tradizionali, erano numerose in ogni paese e rappresentavano importanti luoghi di aggregazione prettamente maschile. Anche nelle case private si poteva trovare sovente vino casereccio in vendita, indicato con un ramo di lentisco appeso sulla porta, perciò si diceva: “Lu mieru buenu nun ae besegnu te frasca”, il vino buono non ha bisogno di frasca.

Purtroppo, negli anni, le politiche di espianto hanno segnato il declino di questa attività, con poche eccezioni. Eppure la vite e il vino rappresentano elementi primari di un complesso culturale tra i più antichi del Mediterraneo. Già Plinio il Vecchio indicava, per il Salento, la presenza di Malvasie nere di Brindisi e Lecce e il Negro amaro. Le qualità del vino pugliese sono state ampiamente decantate nell’antichità, ma le ritroviamo anche nelle fonti più recenti, che indicano soprattutto i paesi del Capo di Leuca come zona di produzione di ottimi vini. Non a caso una famosa cultivar prende il nome di "Bianco di Alessano", anche se in quell'area la viticoltura è ridotta quasi del tutto ad attività di piccolissima scala.

La tecnica di coltura tradizionale è l’“alberello pugliese”, concepito per adattare la pianta a condizioni ambientali difficili, anche se, con la modernizzazione delle colture, è stato soppiantato da altre modalità di allevamento. La coltura della vite ha bisogno di continue cure, dalla preparazione del terreno all’impianto e poi per tutto il ciclo produttivo ed impiega circa tre anni prima di produrre in maniera ottimale.

Oggi, sono soprattutto i comuni a nord-ovest di Lecce, da Copertino a San Donaci, che mantengono il primato della produzione di vino. A Novoli e in tutti gli altri paesi che condividono questa tradizione, i tralci ottenuti dalla potaturainvernale delle vigne, vanno ad alimentare le  fòcare di Sant’Antonio, grandi fuochi invernale propiziatori.

A fine ‘800, l’invasione della fillossera, acaro di origine americana, rischiò di far letteralmente scomparire la viticoltura europea. Solo grazie agli innesti su piede americano, ovvero su varietà americane resistenti a questo parassita, il pericolo fu scongiurato. Questa pratica si attua ancora oggi.

Bisogna distinguere, nella viticoltura, le uve da tavola e quelle da vino, ma per entrambe, la Puglia detiene il primato nazionale di produzione. L’antichità di queste colture ha prodotto decine di cultivar, tra cui, oltre alle già citate Negro amaro e Malvasia, ricordiamo: Aleatico, Francavidda, Italia, Mennavacca, Moscatello, Natalina, Notardomenico, Pizzutello, Primitivo, Regina, Rosa, Sant’Anna, Susumaniello e molte altre.

 

Francesca Casaluci © All rights reserved Salento Km0 2017



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