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Pisello riccio di Sannicola

 

(Pisum sativum)

"Fazza le fae Diu, ca li piseddhi li face la zappa" - Dio faccia le fave, che i piselli li fa la zappa

Nel Salento sono molte le cultivar di leguminose selezionati dai contadini nel corso dei secoli. Non c'è da stupirsene: i legumi rappresentavano la principale fonte di proteine per i nostri antenati.

Tra queste varietà coltivate c'è il Pisello Riccio di Sannicola, chiamato così per via del suo viticcio che cresce attorcigliandosi ad elica. Chi lo conosce dice che la sua coltivazione è molto faticosa e richiede notevoli cure ed attenzioni. Fino agli anni '80 questo pisello era il più coltivato nel Salento e nell'area jonica e molto venduto nei grandi mercati del Centro Italia. Se pensiamo che oggi è quasi scomparso, ci si rende conto della velocità e della potenza di certi meccanismi economici volti all'omologazione delle colture agricole e dei consumi alimentari.

Il Pisello Riccio cresce folto, piccolo e compatto. Produce molti fiori e numerosi baccelli. Lo si coltivava perlopiù in aree marginali, sfruttando terreni ricchi di scheletro che altrimenti sarebbero probabilmente inutilizzati. La raccolta è precoce ed i piselli di questa varietà sono di colore verde, vagamente squadrati, non del tutto sferici, dolci e teneri, adatti sia al consumo fresco che all'essiccamento.

Ad oggi sopravvive negli orti di alcuni custodi e di anziani contadini. Tuttavia, queste varietà antiche, potrebbero rappresentare anche un elemento di rilancio economico per chi volesse coltivarle: il prezzo di vendita il più delle volte è di molto superiore alla media, ma state certi che non sono poche le persone disposte a pagarlo, magari spinte dalla curiosità o dalla passione. Nelle fiere le antiche varietà non restano invendute, anzi è grande lo stupore dei produttori nel riconoscere il crescente interesse che si sta sviluppando intorno a questi prodotti. Perché non provare?

 

Francesca Casaluci © All rights reserved Salento Km0 2017

 



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