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Gelso

 

(Morus alba e Morus nigra)

"De S. Giuseppe la semente am piettu, de la Nunziata la semente è nata" - Per S. Giuseppe il seme* in petto, per l’Annunziata il seme è nato

La storia del Gelso parte da molto lontano, dall’estremo Oriente per essere precisi, da dove questo albero fu poi diffuso anche in Europa. Per i greci, il rosso delle bacche del gelso moro era legato ad una tragica storia d’amore, quella di Tisbe e Piramo, narrata da Ovidio nelle Metamorfosi, per certi versi molto simile alla shakespeariana tragedia Romeo e Giulietta. Il nome del gelso deriva invece dal latino “morus celsa”, cioè “moro alto”, chiamato così per distinguerlo dalla mora di rovo.

Nel Salento, così come in altre parti d’Europa, il gelso si diffonde per l’allevamento del baco da seta che si ciba delle foglie di questo albero, specialmente della varietà bianca. Alcune fonti documentano la tessitura della seta a Otranto, Sanarica e Lecce già nel XVII sec. Una testimonianza della produzione di bachi da seta la si può trovare in un proverbio dialettale che recita : “De S. Giuseppe la semente am piettu, de la Nunziata la semente è nata” che sta ad indicare l’usanza, per le mogli dei bachicoltori, di porre in petto le uova dei bombici il 19 di marzo (S. Giuseppe), per farle schiudere con il tepore dopo circa una settimana, il 25 dello stesso mese (Annunciazione B.V.).

Nella provincia di Lecce sono diffuse varietà bianche, nere e screziate. Nel secolo scorso, i gelsi vennero piantumati in quantità lungo le ferrovie per contenerne le alzaie; ancora oggi se ne possono trovare lungo le vie ferrate. Il gelso è un albero che può raggiungere anche 15-20 metri di altezza, con chioma ampia e molto ramificata e, come amava definirlo Roberto Malerba - grande studioso e appassionato di questi alberi, che nel tempo ha censito decine di varietà locali - il gelso “è un albero spettinato” così che, grazie a questo suo particolare portamento, lo si può riconoscere benissimo anche in lontananza. Il legno è duro, compatto e resistente, tanto che i maestri d’ascia di Marittima lo utilizzavano per i dritti di prua delle barche.

*uova del baco da seta  

 

Francesca Casaluci © All rights reserved Salento Km0 2017



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