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Cece nero

 

(Cicer arientinum)

"Santu Subbistianu, cìciri alla manu" - Per San Sebastiano, i ceci in mano (pronti per essere seminati)

Senza dubbio questa varietà di cece non è molto diffusa e la sua esistenza è perlopiù ignorata. Lo stesso vale per i fagioli neri, pomodori neri, meloni neri, cavoli neri, lenticchie nere, ecc. che sono solo un pallido esempio della ricchezza della biodiversità: tutte varietà eclissate dalla limitata e omologata offerta della distribuzione di massa, che ci illude di avere la maggiore scelta possibile. Il colore nero infonde, certo, qualche diffidenza, ma è solo un pregiudizio perché, nel caso del nostro cece, il sapore è ottimo, così come le sue qualità organolettiche. In realtà solo la sottile buccia è bruna, la parte interna invece è gialla e, durante la cottura, il colore viene in parte scaricato nell'acqua, che di conseguenza si imbrunisce.

In particolare questa cultivar presenta un'elevata resistenza a siccità e malattie. La resistenza a grandi ondate di caldo è una caratteristica che si riscontra frequentemente negli ecotipi locali salentini; d'altronde come potrebbe essere altrimenti in una terra avara d'acqua e calda per gran parte dell'anno? È ovvio che i contadini abbiano selezionato varietà con questi attributi.

Viene seminato a fine inverno e raccolto a Luglio, non richiede molte cure e resiste piuttosto bene anche al freddo. La terra rossa, povera di calcare e tipica del Salento, è il suo habitat ideale. Anticamente veniva dato alle puerpere come corroborante per il suo alto contenuto di proteine e di ferro. Pare, inoltre, che il Cece Nero provochi meno il fastidioso problema del meteorismo, che spesso affligge chi è ghiotto di legumi.

Sembra che un tempo sia stato molto diffuso, basti pensare che questo legume era conosciuto già dagli egizi. Al giorno d'oggi sta scomparendo e sopravvive relegato negli orti di qualche vecchio contadino che ancora ne custodisce alcuni esemplari. Tuttavia qualche lungimirante appassionato di biodiversità sta lavorando sul recupero di questo affascinante legume. Non possiamo che sperare che si continui per questa strada.  

 

Francesca Casaluci © All rights reserved Salento Km0 2017



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