RURALIA - Le feste rurali nel Parco dei Paduli. La Sagra di San Giuseppe, San Cassiano 15/16 marzo

Dai grani antichi il futuro della festa: la 43° sagra di San Giuseppe a San Cassiano, che si svolgerà il 15 e 16 marzo, fa un passo all’indietro verso le sue origini che le permetterà di intraprendere il cammino verso il futuro con passo più sicuro, consapevole e sostenibile, entrando a far parte del progetto Ruralia, le feste rurali del Parco dei Paduli.

La sagra di San Giuseppe è una tradizionale festa popolare del Comune di San Cassiano, un evento culturale che ha sempre coinvolto nella sua realizzazione l’intera comunità per devozione religiosa, in cui ogni cittadino dona un ingrediente di sua produzione per la realizzazione della festa.

La festa nel tempo è cresciuta in dimensioni e ha faticato a mantenere la sua identità nel mondo contemporaneo. Infatti, da un lato la produzione agricola della zona è andata diminuendo nel tempo fino a non essere più sufficiente a coprire il fabbisogno di materie prime per la festa e, dall’altro, l’accesso a materie prime non locali è stato facilitato dallo sviluppo economico e dalla globalizzazione dei prodotti.

La festa di San Cassiano già lo scorso anno è entrata a far parte di Ruralia, il progetto del Laboratorio Urbano Abitare i Paduli che ha l’obiettivo di preservare l’identità rurale delle feste tradizionali dei Comuni del Parco dei Paduli. Nell’edizione 2018, Ruralia ha fatto da osservatore, studiandone i bilanci e iniziando a formulare delle domande e innovazioni possibili. La richiesta di creare questa collaborazione è arrivata dal Comune di San Cassiano, ente promotore della festa. Quest’anno, basandosi su quanto osservato lo scorso anno, sono state introdotte diverse novità.

L’ingrediente principe della festa di San Giuseppe è il grano. Questo prezioso componente è infatti utilizzato sotto forma di farina per la realizzazione del tradizionale pane di San Giuseppe, delle gustose zeppole, ma anche per la “massa” da condire con i ceci e i suoi chicchi sono usati per il tradizionale piatto del grano “stumpatu”, cioè schiacciato. Per questa ragione è stato deciso di partire proprio da questo ingrediente che attraversa trasversalmente tutti i piatti tipici della festa.

Una parte del grano utilizzato viene ancora donato dalla comunità stessa, ma la quantità raccolta tra i cittadini non riesce a coprire il fabbisogno. La scelta è stata quindi quella di acquistare grani antichi locali, da essere utilizzati per le diverse lavorazioni, prodotti nei paesi vicini e moliti a pietra nel Mulino di Comunità di Castiglione d’Otranto cooperativa Casa delle AgriCulture. I prescelti sono stati il grano Maiorca per le zeppole e il grano Saragolla per la massa, per il pane e il grano “stumpatu”.

Inoltre, per favorire la ricostruzione della filiera corta di autoproduzione è stato seminato quest’anno il grano Saragolla, che sarà utilizzato dalla comunità per la festa del prossimo anno. L’idea è quella di ricostruire la produzione locale di questi ingredienti che vengono utilizzati annualmente, creando uno sviluppo virtuoso della comunità.

E’ stato fatto un accordo con il forno di Giampiero Verardo che produrrà il pane di San Giuseppe utilizzando la farina Senatore Cappelli e con la pasticceria Catamo-Dolci Fantasie, che realizzerà le zeppole utilizzando la farina Maiorca. Il coinvolgimento di questi professionisti è stato inizialmente “temuto” ma le proposte hanno avuto un’accoglienza decisamente positiva da parte di queste attività e che ne hanno riconosciuto il valore aggiunto possibile per le loro attività commerciali. Il pasticcere di Dolci Fantasie, per esempio, ha deciso di continuare a utilizzare la farina Maiorca anche in futuro.

La comunità, che lavora in prima linea per la realizzazione delle ricette tradizionali da distribuire ai cittadini la settimana precedente alla festa e per la festa stessa, ha accolto queste novità con un misto di fiducia e dubbio, e gli “inusuali” ingredienti, non industriali, hanno comportato non poche sfide. Il colore scuro delle farine accompagnato da un buon odore indice di qualità, ha creato il primo disorientamento delle massaie, così come i diversi tempi e modi richiesti per la lavorazione di farine non raffinate, che richiedono tempi più lunghi, maggiore forza e una quantità di acqua più elevata.

Il grano Senatore Cappelli perlato ha sorpreso le massaie con un tempo di cottura più lungo di quello del grano industriale e, quindi, la consegna dei 2,5 quintali di grano “stumpatu” a casa dei cittadini di San Cassiano sabato 9 è avvenuta in ritardo, poiché le usuali tre ore di cottura sono diventate sei.

La consegna della massa e del grano “stumpatu” ai cittadini è avvenuta con contenitori in bio-plastica, che hanno sostituito i contenitori in alluminio, per diminuire l’impatto ambientale. Questo materiale ha anche sostituito le stoviglie di plastica che saranno utilizzate durante la festa per servire il cibo negli stand. Per la prima volta il cibo consegnato è accompagnato da un’etichetta descrittiva, che identifica le caratteristiche dei prodotti utilizzati, indicando la provenienza e le proprietà degli ingredienti.

Inoltre, già lo scorso anno è stata allestita presso il Museo di arte Iconografica una mostra di arte contemporanea in occasione della festa, con l’obiettivo di portare a San Cassiano un pezzo di contemporaneità, favorendone la connessione con il mondo contemporaneo e mettendone in relazione l’identità del paese. Quest’anno arriveranno a San Cassiano le sculture di pane di Matteo Lucca.

L’obiettivo delle novità introdotte è di rafforzare la connessione con la terra e con il territorio, ma anche porre delle domande, insinuando dei dubbi e suggerendo dei ragionamenti in relazione alla sostenibilità produttiva, identitaria e ambientale. Perché l’obiettivo si può dire raggiunto solo se queste domande continuano a porsi nella comunità anche dopo la conclusione della festa, portando a una maggiore consapevolezza sulla provenienza del cibo e sull’impatto ambientale dello stile di vita contemporaneo.

Il progetto Ruralia considera la festa di San Giuseppe a San Cassiano un punto di inizio, con l’obiettivo di estendere il progetto alle altre feste rurali che si svolgono nei comuni del Parco dei Paduli (San Cassiano, Supersano, Surano, Nociglia, Botrugno, Scorrano, Sanarica, Giuggianello, Maglie e Muro Leccese). San Cassiano è quindi il punto di partenza di un percorso identitario e sostenibile che si vuole sviluppare in futuro.

Il programma completo della manifestazione può essere trovato al seguente link.